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Il castello incantato

(Collezione privata) Acquerello su carta di Stefania Camilleri – cm.15×15 – 2005

Fai parte per te stesso e te ne stai
arroccato nelle spire del tempo
a dispetto del mondo
murata ogni apertura
pronto a dormire gli anni della fata
in attesa di un bacio
che nuovo apra un mattino
e perforando la muraglia incantamento
non avrai più alibi all’esistere
nel sorriso di un giorno
senz’altra protezione
(Giuseppe Napolitano)

Colori d’acqua e d’anima di Raimondo Venturiello

Agli acquerelli qui riprodotti manca la suggestione degli spazi espositivi scelti da Stefania Camilleri per le sue Personali a Roma o in altri Paesi dove far giungere il suo messaggio pittorico.

L’arte non chiede mai a nessuno di far nulla, o di pensare nulla, o di essere nulla.

Esiste, come l’albero esiste.

(Ezra Pound)

Peraltro il Catalogo è di per sé non solo un’importante testimonianza (scripta manent) per le opere e per il topos che ospiti l’evento-Mostra, ma anche e soprattutto per l’insieme dei trascendenti topoi dell’anima creativa, comunque immanenti nelle opere.

Di esse cerco di dare conto, evitando tentativi artificiosi (e quindi goffi) di “incorniciatura” critica che presuma come ex ante ciò che solo ex post si può delineare: mi riferisco agli acquerelli di questo Catalogo, visti e considerati unitariamente: non sommatoria occasionale di addendi tematici, ma mosaico che rispecchi la creatività della Pittrice intesa come continua ricerca della tessera giusta al posto giusto.

Il “mosaico” che queste opere di Stefania Camilleri lasciano intravedere nella loro “filigrana” è proprio dell’artista cantato da Dante (Paradiso, XIII, vv. 77-78): … l’artista / ch’a l’abito de l’arte ha man che trema. Sì, tremano la mano, il cuore e la mente di lei, alle prese con magie e sortilegi per diluire in acqua purificatrice le ansie della quotidianità e per esorcizzarne il grigio con i colori della propria anima.

I suoi dipinti sono pietre miliari di un percorso che si dipana dall’interazione incessante tra l’io e l’altro da sé che, a reciproco complemento, aprono varchi di conoscenza e consapevolezza inappagate offrendo ogni volta nuovi stimoli per ulteriori traguardi. Il tragitto si snoda al di là del tempo, dello spazio e delle increspature della quotidianità, con un approccio vicino a quello di Braudel che, scrutando le acque della storia, badava poco ai movimenti di superficie e vi si immergeva a rilevare quelli profondi.

La Pittrice si libra o si tuffa artisticamente in un “cielomare” che è costante nei suoi dipinti: una sorta di presocratico preferenziale mix d’aria e d’acqua, dove ella attinge moventi e momenti di fuoco ispirativo prima di approdare a terra – nell’isola salvifica del suo atelier – e tradurli in colorati messaggi.

Quale tragitto e quali messaggi? L’origine dell’itinerario è puntiforme, è lo start point del tutto: là dove da un non immaginario punto il big bang (o Altro) irradiò la natura inanimata e su un altrettanto non immaginario essere unicellulare si basò la vita. Da ancestrali nuclei unidimensionali, con spazio, tempo e vita ancora non misurabili, al loro decorrere in precari equilibri tra armonie e disarmonie celesti e terrene. Su queste l’occhio attento di Stefania Camilleri si sofferma ad acquisire certezze o dubbi: anch’essi necessari ad una gnosi non autocontemplativa ma protesa a risolverli ed andare oltre.

La Pittrice parte da lontano, da lontanissimo, e degli accennati punti remoti fissa negli acquerelli simboli spiraliformi di vita e di espansione dell’universo, cieli stellati e profondità marine, segni della natura da cui trarre auspici o verso i quali orientare la propria rotta, inizialmente tutta in cielomare aperto.
Poi nei dipinti appaiono segnali che l’odissea volge al termine: è distante la terraferma ma si profilano castelli ormai raggiungibili, tant’è che ella giunge all’isola che non c’è, anzi a quella che forse immaginava non ci fosse.

Ora è lì e vi approda, lasciandosi incantare da fiori e frutti e dai loro aromi e sapori, varcando cancelli e scoprendo tracce di vita: non quella dei frastuoni quotidiani ma assai diversa, immersa com’è in un’atmosfera che, evocando sonorità di violini, invita al raccoglimento ed è fatta di silenzi e di riflessioni.

E da lì il passo è breve verso nuovi approdi dello spirito perché, nell’ultimo tratto dell’itinerario da lei dipinto, Stefania Camilleri s’interroga sull’uomo, sulla sua reale volontà di confermarsi sapiens, di non abbandonarsi a torpori, cercando se stesso e muovendosi mentalmente e sentimentalmente anche lungo frontiere metafisiche cui ha saputo guardare in passato e che sembra aver dimenticato.

Di questi messaggi forti sono intrisi i colori d’acqua della pittrice e che –come volevasi dimostrare– fanno da specchio ai colori della sua anima.

La mano della Pittrice sta alla sua anima come il prisma di cristallo sta alla luce monocromatica, per relativizzare l’assoluto del suo io creativo in ogni componente percepibile da chi fruisce dei suoi acquerelli.

È, sì, vero che ciascuno di essi è frammento di quelle energie dell’io che di volta in volta –depotenziate– si materializzano in disposizioni/combinazioni di colori filtrati dalla sua mano-prisma.

Tuttavia, per frammenti di assoluto che siano, è anche vero che ogni singola opera pittorica ha una sua valenza molecolare, quale corollario all’equazione “mano sta ad anima come prisma sta a luce”: ossia che ogni acquerello è goccia di per sé ed in toto equivalente al mare interiore che la genera.

Raimondo Venturiello (Critico letterario e Poeta)

Omaggio a Böcklin

(Collezione privata) Acquerello su carta di Stefania Camilleri – cm.30×48 – 2006

Al sole

(collezione privata) Acquerello su carta di Stefania Camilleri – cm. 40×34 – 2006

Mentre disegni

I tuoi fianchi governano le maree
delle mie visioni.
Nuda t’arrampichi
su di un foglio steso
come lenzuolo al sole.
Appari in un ventre di luce
l’Oriente e i suoi incensi
t’appartengono.
Fra labbro e labbro
dai voce
ad una cantilena
viaggia
fra capo e spalle
il tuo disegno, i miei desideri
disinvoltura dei seni
affacciati sulla carta
s’incrociano con la matita
(Niccolò Carosi)

Acchiappafantasmi

(Collezione privata) Acquerello su carta di Stefania Camilleri – cm.36×56 – 2005

Big Bang

(Collezione privata) Acquerello su carta di Stefania Camilleri – cm. 34×54 – 2005

Dio

immane
esplosione
eternità lacerata annientata
Dio
sparpagliato polverizzato scagliato
s’insegue
in un eterno di spazio.
Un granello di Dio
mi trema addosso
e si cerca.
(Alberto Averini)

Girasoli

(collezione privata) Acquerello su carta di Stefania Camilleri – cm.55×75 – 2005

Istantanee dell’animo, le sue immagini evocano la materia e la trascendono.
I frutti, i fiori, i paesaggi sembrano vivere di una verità risorta dove il materiale si sveste delle scorie e s’accende di bagliori trasognati.
Il suo dipingere è sotterraneo colloquio con le cose, è attesa della risposta, è pesca miracolosa nel silenzio. I legami tecnici tra i suoi colori sono la chiave per penetrare l’indefinibile e contemplarlo, nello stupore della poesia. L’apparente semplicità della parola pittorica è sintesi dell’emozione, percorso immediato di conoscenza, melodia che riesce a coniugare l’esperienza del dolore e la potenza del vagito. (Anna Manna)

Manciate di sale

Acquerello su carta di Stefania Camilleri – cm. 68×50 – 2003

“Manciate di sale”

Quando le parole
si perderanno
nel fiume della vita,
tu
pescatore di versi
getta la rete…
Lancerò manciate di sale
Farò del fiume oceano…
La tua rete
sarà leggio.
(Maria Pia Sozzi)

Mare caldo

(Collezione privata) Acquerello su carta di Stefania Camilleri – cm.14×49 – 2004

Il mio esistere a mezz’aria

Un giorno divenni poeta, poeta qualunque,
di quelli che i tramonti lasciano assorti a sognare
raduni di stelle oltre gli orizzonti e non v’è
goccia di mare dove non abbiano navigato…
Un giorno, come per la prima volta, nacqui,
partorita dal grembo della terra, figlia dei miei oscuri mali,
perché un verso fosse tutto quel che sono,
riscoprendo luce in solitudini sconfinate.
Così, mia fu la voce senza padrone, scagliata
in sfida contro le tempeste, delirante acqua tra i deserti,
assidui nel camminare fuori e dentro un io
di richiami estinti per molti, ascoltato da pochi.
Questo, il senso del mio esistere a mezz’aria,
riconosciuto e deriso, come una sana follia
che mi distingue dalle masse, un divenire indefinito,
rivestito da ogni fibra autentica di me che esprimo
(Sara Scialdoni)

Gocce di spazio

(Collezione privata) Acquerello su carta di Stefania Camilleri – cm.55×37- 2005

“Gocce di spazio”

Da cielomare d’acquerello
scendesale una goccia e l’altra
a dare minima parvenza
di iridescente cielo d’anima
a specchio in onde spumeggianti
ma con il tuo pennello muta
ciascuna goccia muta eppure
intensa parla in lucciolii
di mare senza sale. E sale.
(Raimondo Venturiello)