La mia generazione, quella degli anni ’50, è quella nata e vissuta nell’era spaziale, ovvero quando partendo dalla corsa alla conquista della Luna si intravedevano orizzonti enormi, affascinanti e, in questi, la possibilità che l’uomo si librasse dal suolo terrestre per andare a occupare e conquistare gli infiniti mondi del cosmo.
Gli anni che seguirono ci riportarono con i piedi “per Terra”, ma nonostante questo, fantastiche macchine create da fisici ed ingegneri come me, esplorarono ed esplorano tuttora quella porzione dello spazio che ci è più vicina, portandoci visioni e informazioni.
I progressi più grandi però appartengono alla fisica e ai suoi scienziati che hanno continuato a far progredire le intuizioni che l’uomo, sin dall’alba della sua esistenza, aveva sempre avuto, ovvero che noi “sentiamo” e ora “sappiamo” di essere fatti della stessa materia delle stelle, così come ci ricordava anche Margherita Hack ogni volta che ne aveva occasione nei nostri incontri a Trieste e nei convegni.
Siamo, come lo spazio, vibrazione e materia che coesiste, l’una attiva l’altra, in un continuo susseguirsi di trasformazioni e possibilità da esplorare all’infinito e ciascuno di noi contribuisce a questo processo.
Come altri illustri fisici, tra i quali Emilio Del Giudice, ci hanno insegnato: è necessario che le vibrazioni, perché siano messe istantaneamente in comune per amplificare questi processi e far avvenire trasformazioni, creino e agiscano in un campo.
Ogni partecipante regola naturalmente la sua vibrazione su una frequenza precisa ed ogni parte diventa un tutto.
È proprio questo che fa Stefania Camilleri con la sua arte. Grazie ai suoi “insight” ci offre una frequenza su cui sintonizzarci, risvegliando intuizioni e vibrazioni profonde. Le sue opere attivano visioni e sensazioni capaci di ricondurci a quel tutto a cui apparteniamo.
Oggi lo spazio è diventato parte dell’immaginario collettivo: la letteratura, il cinema, l’industria, la politica e persino la pubblicità lo trasformano in simbolo e linguaggio. Ma, per intuire e sentirlo dentro di sé questo non basta, servono approcci come quello di Stefania, che comunica attraverso le sensazioni trasmesse dalle sue opere, offre ndole così come le ha vissute, stabilendo una comunicazione istantanea, profonda e impossibile da avere in altro modo.
Così Sinapsi, Multiverso, Increspature spaziotemporali, Entanglement e Buchi Neri ci arrivano senza difficili spiegazioni e, passando attraverso i sensi e la nostra chimica, vengono messi in contatto con il nostro profondo che li riconosce e sa di cosa parlano. Sensibilità e comunicazione autentica, due cose rare, un piccolo tesoro da accettare come un regalo.
E allora lo spazio non è più solo sopra di noi, ma dentro di noi e ci parla.
Grazie quindi Stefania per questo viaggio Interstellare.